GIUSEPPE RAVIZZA

 

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  (Giuseppe Ravizza con la moglie e la figlia -foto da wikipedia)

Giuseppe  Ravizza nacque a Novara il 10 marzo 1811 e, morì a Livorno il 30 ottobre 1885. Questo novarese, può essere considerato uno dei principali inventori della macchina per scrivere, se non additittura, il vero inventore di un modello meccanico capace di produrre dei caratteri ben delineati e precisi. Di sicuro, secondo alcuni autorevoli pareri,  si può affermate che altri hanno attinto dal Ravizza e, sfruttato per le loro scoperte. 

Laureatosi in legge, svolse la professione di avvocato e fu sindaco di Nebbiolo.

Per il Ravizza la macchina per scrivere doveva essere un elemento meccanico da sfruttare con tutte le dieci dita delle mani e, che permettesse all'operatore di imprimere agevolmente sulla carta dei caratteri ben formati, precisi e visibili. Egli, per risolvere questo problema impiegò ben 19 anni !!!!!.    In sostanza,  egli, preannunciò il concetto che espresse molti decenni dopo il Camillo Olivetti, per la sua M1; "".... non dove costituire un soprammobile carico di elementi decorativi, ma  una macchina da scrivere sobria, capace di riprodurre la scrittura e di facile uso per l'operatore"". Inoltre, è noto,  il pensiero espresso dal Camillo in più occasione; infatti: egli rivendicò il ruolo svolto dagli inventori italiani, affermando che la macchina inventata dal Ravizza nel 1855, conteneva gran parte delle innovazioni perfezionate dalla Remington e dalla Underwood; a tale proposito in seguito è riportato parte del suo discorso pronunciato nel 1927 per la commemorazione del Ravizza. A conferma delle sue convinzioni, è noto, che egli, in più occasioni, tentò inutilmente di acquisire dagli eredi del Ravizza alcuni modelli del cembalo scrivano.

Il Ravizza iniziò i primi studi di progettazione della macchina per scrivere nel 1835, trasformando parte dell'abitazione in officina e, si avvalse anche dei consigli di Pietro Conti da Cilavegna (PV) (comune nei pressi di NOVARA- anticamento Siravegna - Silavègna in dialetto lomellino) il quale stava lavorando per elaborare un meccanismo capace di produrre una scrittura meccanica.

Nel 1837 iniziò a costruire il primo prototipo del cembalo scrivano, (costruito nel 1846) così chiamato per la forma dei tasti, simili a quelli dello strumento musicale; infatti, utilizzò i tasti di un pianoforte. Il 14 settembre 1855 ottenne dall'Ufficio Centrale di Torino (volume n. 103 - Attestato di Privativa Industriale) il  brevetto per la sua macchina a “scrittura invisibile”.

Dal predetto brevetto  apprendiamo che la macchina era dotata di 32 tasti quadrati disposti su due file sovrapposte, con le lettere in mezzo e le interpunzioni ai lati . Ogni  tasto comandava uno dei 32 martelletti disposti in cerchio; la fine della riga era segnalata da un campanello avvisatore di fine corsa e,  contemporaneamente si apriva una finestrella che lasciava scorgere la dicitura: "la linea è finita". L'unico inconveniente era quello della scrittura cieca o invisibile (il dattilografo non vedera contemporaneamente ciò che digitava). Tale inconveniente fu eliminato con il modello costruito nel 1868.

Prima di realizzare il modello a scrittura visibile, il Ravizza costruì 15 diversi tipi modelli a scrittura cieca, di cui, l'ultimo era con tastiera fissa e spostamento automatico della carta e del carrello.-

Nel 1856 il modello n. 9 del Cembalo scrivano venne presentato dal Ravizza alla Commissione per l'Esposizione Industriale di Novara, accompagnato da una Memoria del Cembalo scrivano con scrittura meccanica elaborata dallo stesso inventore. L’invenzione, però, passò piuttosto inosservata e non suscitò particolare interesse nei visitatori. In premio il Ravizza ottenne solo una medaglia commemorativa.

Nel 1857 all'Esposizione Industriale di Torino furono presentati tre diversi esemplari di questa strana macchina, ma pochissimi visitatori prestarono attenzione a quello strano aggeggio e, la stessa giuria, che distribuiva con generosità medaglie d'oro e d'argento, concesse al Ravizza soltanto una misera medaglia di bronzo. In quella occasione la macchina  venne posta in vendita al prezzo di 200 lire. Tra i pochi acquirenti si ricorda  la Baronessa Elisabetta Klinkowstrom.

Nel 1865 il Cembalo Scivano fu esposto all'Esposizione di Londra.

Il Ravizza nel 1881 riuscì a realizzare il 16° modello del Cembalo Scrivano a scrittura visibile e, finalmente, si poteva leggere quanto scritto man mano che veniva digitato. Nello stesso anno 1881 ottenne per questo ultimo modello una "onorevole menzione" all'Esposizione di Milano.

La Stampa di Genova, in un articolo del 1855 (raccolta pagina 104 e 105), a firma del poeta Giuseppe Regaldi,  riporta  un articolo intitolato  Ivenzioni e Scoperte, nel quale descrive la figura dell'inventore Giuseppe Ravizza, <<......applicò l'animo ad inventare una macchina che agevolasse lo scrivere, sostituendola all'uso faticoso della penna, e riuscì nell'arduo intento. Non ha guari  (pari) in Torino, ad un circolo di colte persone, presentò la sua macchina cui appose il nome di cembalo scrivano e diede in loro presenza alcuni primi saggi degni di essere ammirati>>>........ segue descrizione della macchina ........<<......ora la storia lo segnerà fra quegli uomini che ai nostri tempi segnalaronsi  nella meccanica giovando la società di trovati nuovi e rilevanti..........>>>

Lo stesso articolo riporta <<dopo la pubblicazione di questa notizia venne rivendicata la priorità dell'invenzione a favore di Celestino Galli di Carrù. che costrusse pel primo questo apparecchio  sino dall'anno 1831>>  La menzionata e vivace polemica di stampa fu disputata tra la Stampa di Genova e la Voce del progresso commerciale di Torino e, nel 1856 se ne occupò anche La Civiltà Cattolica. Della questione nel 1862 se ne interessò Luigi Pacinotti,che dichiarò di aver assistito ai saggi torinesi di un dattilografo d'occasione (Luigi Pacinotti era il padre del grande fisico e poeta Giuseppe Regaldi)

 Nessuno dei modelli realizzati dal Ravizza venne prodotto industrialmente per la commercializzazione, perché a quel tempo nessuno riuscì a capire l'importanza dell'invenzione e,  prevederne il roseo e prosperoso futuro sviluppo.

Il Ravizza dedicò tutto se stesso alla invenzione del suo cembalo scrivano. Dal suo diario personale , oltre alle poche gioie e soddisfazioni, possiamo principalmente rilevare tutte le sue apprensioni, tutte le sue delusioni e incomprensioni; tutto il dispendio delle sue energie fisiche ed  economiche. Come: ...è dal 1832 che lavoro a questa macchina e, sempre vi trovo qualche cosa di nuovo; oppure... ma oggi ho la febbre: la solita febbre del miglioramento che dalla giovinezza mi divora; e infine alla notizia della produzione della Remington... ho esaminato la descrizione e il disegno di quella che è basata sugli stessi miei principi... Oppure:.... vedo ora la macchina Remington; certamente è un portento di solidità, precisione e nitidezza; fa però un vero scempio di forze e fatica, i tasti sono duri il doppio di quelli di un pianoforte.....; infine .... ormai di questa povera macchina, cura precipua di tutta la mia vita, comincio a disperare.  

Alcune delle citazioni tratte dal suo diario vengono riportate al solo scopo di fare emergere che forse, anche slo stesso Ravizza riteneva la sua macchina era dotata di carattereristiche superiori alla Remington e in grado di  competere con quelle Americane. Di sicuro, al Ravizza, mancò la fortuna di incontrare un ""Philo Remington"" italiano !!!.

A questo punto, confrontando le caretteristiche del Cembalo Scrivano con quelle descrittive della prima macchina brevettata dallo Sholes-Glidden e Soule, è doveroso chiedersi  a chi attribuire l'invenzione, atteso che le caratteristiche emerse dai relativi brevetti hanno in comune diverse anologie e somiglianze basate sugli stessi principi.

É vero, come qualcuno sostiene, che lo Sholes ebbe ispirazione dal Cembalo da lui visto, osservato eanalizzati all'Esposizione di Londra del 1865 ?? Qualcuno ci crede !!!. Qualche altro, dicasi Camillo Olivetti, né era convinto !!!

Ammesso che  gli inventori fissano le loro intuizioni su  principi logici e di praticità su cui si sono basati anche altri  senza una diretta conoscenza di esperimenti altrui, emergono troppe anologie e somiglianze tra il risultato finale dei due inventori . Se una invenzione è da attribuire a colui che per primo ha costruito una macchina adatta allo scopo per il quale doveva servire, ne consegue che il primissimo posto per l'invenzione della macchina per scrivere, spetta al Ravizza. (concetto tratto da  "La storia della macchina per scrivere - pubblicazione mensile  Scienzae lavoro-  Quaderni di divulgazione scientifica -Edito da La scuola - Editrice Brescia - Fascicolo anno 1956- pagina 13/20).

 

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IL CEMBALO SCRIVANO

A ciascun tasto corrispondeva un martelletto e l'insieme dei martelletti era disposto in cerchio in quella che era la prima cesta delle leve.

La macchina era composta da circa 600 pezzi in legno da circa 100 pezzi in ottone; era piuttosto pesante e poco maneggevole. Era composta da una tastiera orizzontale, un telaio a portafoglio mobile, un nastro inchiostratore (fino a quel momento era stato utilizzato un tampone per inchiostrare i tasti di scrittura), un dispositivo per fissare l'interlinea, e da un campanello indicatore di fine riga.

Prima del Ravizza erano note semplicemente le macchine scriventi per i non vedenti: come quella del romano Rampazzetto e quella del genovese Cereseto.- Ad onore del vero, prima del Ravizza, ci furono alcuni  tentativi di costruire una macchina per scrivere, però, nessun dei modelli progettati era dotato di praticità da far presupporre un pratico futuro sviluppo.

Le lodi più autorevoli del cembalo scrivano le fece l'Ing. Camillo Olivetti commemorando Ravizza nel 1927, affermando che "il congegno cinematico per cui il movimento del dito del dattilografo va a ciascun martelletto secondo un cerchio dal cui centro vengono portati a battere i caratteri è identico praticamente a quello della macchina costruita industrialmente nel 1873 dalla casa Remington e brevettata negli Stati Uniti dallo Sholes nel 1878".

Nel cembalo scrivano vi era solo l'inconveniente dell'invisibilità della scrittura, in quanto il foglio rimaneva coperto e sfuggiva al controllo immediato del dattilografo. A questo difetto pose rimedio il Ravizza stesso con un nuovo modello costruito nel 1868, che gli valse una menzione onorevole all'Esposizione di Milano del 1881.

L'invenzione non fu sviluppata sia perchè il Ravizza non era un uomo d'affari, e  sia perchè in Italia era diffusa quella mentalità anti-industriale, giustamente lamentata da Camillo Olivetti: "il fatto dolorosissimo che le industrie tardarono a svilupparsi nel nostro Paese e che molti frutti del genio inventivo italiano furono ignorati e andarono perduti" Infatti, il modello non fu prodotto industrialmente perché nessuno riuscì a capire l’importanza dell’invenzione e prevederne uno sviluppo futuro.

NOTIZIE VARIE: da un articolo di stampa

Carlo Fantoni di Genova era il rappresentante per l'Italia della Remington, il quale ritenendo che  il Cembalo scrivano fosse superiore alla Remington, con corrispondenza del 10 e 17 giugno del 1882 "si dichiara pronto a comprare la  macchina e procurarne lo smercio invece di quella Remington"" e, "assicura che non mancherebbero fondi (per metterla in commercio).   Tra il 12 novembre 1882 e il 1883 intercorse una trattativa tra il Ravizza e il Fantoni che non portò ad alcun risultato. Infine nel 1840 con l'intermediazione del Caracciolo (genero) "fatta l'intesa di stare in società fino a Lire 1.000 col compenso del terzo del guadagno".

Lo stesso articolo riporta: 1884 -"Ravizza moriva e del cembalo scrivano non si sarebbe più parlato fino agli albori del XX secolo". Tale dettaglio è in contrasto con le notizie che ci riportano che la morte del Ravizza avvenne in Livorno il 30 ottobre 1885.